Ichigo Ichie, “ogni incontro è unico”, è stato il motto che fin dall’inizio ha ispirato le mie interviste. Quello però era il mondo di prima. Ora, all’alba del new normal, mi chiedo come si evolverà, che sfumature svilupperà l’ichigo ichie per adattarsi alla nuova realtà fatta di distanze, mascherine e guanti. Quello su Zoom potrà considerarsi un incontro unico e irrepetibile? Chi lo sa. E forse non serve saperlo, mica tutto va messo nero su bianco su un decreto legge. Quello che so è che tutto cambia, continuamente, e come recita un verso del poeta lituano Grajauskas, “Opporsi è inutile”. È con questo mood che condivido con voi, cari tea friends, un incontro speciale, solare, caldo – un ichigo ichie d’una volta – ambientato in un luogo speciale. Era luglio 2019 e in Via Melloni, a Milano Eastern Leaves stavano inaugurando il loro primo showroom europeo. Tè a fiumi sin dalla mattina, la bellezza delle foglie, delle tazze, dei gesti e dei sorrisi. Sono felice di aver condiviso quella magica giornata con Chiara, che in molti conoscete con il suo nome IG, DegustaTea.
Buona lettura!

Ogni popolo, ma anche ogni famiglia, propone una sua interpretazione di come produrre e come consumare il tè, frutto di una diversa cultura e una diversa sensibilità.

Chiara

Chiara, complimenti per le foto che scatti, raccontano la gioia di vivere, oltre che il piacere di condividere una tazza di tè. Parlaci un po’ di te.

Grazie per i complimenti, è un onore essere qui! Nella vita, tra una gaiwan e una foto, sono psicologa e prof. Ma non sono capace di stare ferma un minuto e ogni giorno scopro sempre un nuovo mondo in cui vorrei lanciarmi.

Tè, disegno, cucina… ultimamente sto proprio cercando un progetto che coniughi tutte queste passioni. E Instagram mi permette di condividerle con sempre nuovi amici!

Chiara

Come sei arrivata al mondo del tè?

Sono ricordi lontani e dolci, non perché corredati da pasticcini o torte, ma in quanto condivisi con la mia cara, anzi carissima, prozia.

Torniamo ai primi anni ’90, ero uno scricciolo curioso, in ginocchio sulla sedia per avere una migliore visuale, studiavo la zia che preparava il tè e poi me lo serviva in eleganti tazze inglesi. Probabilmente le foglioline erano di Darjeeling second flush o forse di un delicato hong cha. Già all’epoca, un’infusione con belle foglie (non usavamo bustine!) estratte da un meraviglioso barattolo di porcellana decorato con scene di caccia, British style, che conservo ancora oggi. Il liquore non diventava mai troppo scuro e non restava nella teiera più di quattro-cinque minuti.

Insomma, senza essere esperta, la zia preparava un tè niente male! Sul tavolo c’erano anche latte e zucchero, sempre in stile inglese. Biscotti non ne ricordo… la mia totale attenzione era rivolta al momento in cui veniva versato il latte e nella tazza si creavano ipnotiche nuvolette.

Chiara

Il secondo momento che mi ha portato al tè giunge dalle mie letture salgariane da preadolescente. Tra la fine delle elementari e l’inizio delle medie mi sono divorata un numero spropositato di avventure di Sandokan e compagni. Quale miglior modo per leggere queste storie ambientate tra l’India e la Malesia, se non sorseggiando un caldo tè indiano?

Quali aspetti dell’universo “teino” vorresti approfondire?

Mi affascina davvero tutto ciò che ruota attorno a questa bevanda. Ogni popolo, ma anche ogni famiglia, propone una sua interpretazione di come produrre e come consumare il tè, frutto di una diversa cultura e una diversa sensibilità. Ma anche di una diversa storia personale che influisce sullo stile, da cui può addirittura nascere una scuola vera e propria. O semplicemente dei preziosi piccoli racconti che, se a volte restano nascosti, altre volte invece si ha la fortuna di scoprire, come diamanti grezzi.

Dietro a ogni gesto io vedo una storia che vorrei conoscere, forse è questo che mi spinge a cercare di coglierla in uno scatto.

Chiara

Quest’aspetto rituale per me è molto rilassante e intimo, oltre che estetico. Ultimamente mi sto anche dedicando a sperimentare gli abbinamenti tra il tè e la cucina, penso che queste foglie possano aprirci tanti nuovi orizzonti per rendere speciali le nostre ricette!

Hai mai pensato di seguire dei corsi per affinare la tua conoscenza?

Ho sempre gironzolato per le poche sale da tè della mia zona, dove avevo seguito qualche piccola degustazione guidata. Ho partecipato a diverse iniziative organizzate dal Museo d’Arte Orientale di Torino, con Elena Giovanelli, che univano il lato gustativo a quello artistico-culturale.

Poi un giorno a Milano ho scoperto La Teiera Eclettica, dove si è accesa la scintilla. Con Barbara Sighieri come docente, ho seguito il corso dell’Associazione Italiana Cultura del Tè, che mi dato davvero tutte le basi per comprendere seriamente questo mondo.

Da allora seguo spesso le degustazioni e i seminari di approfondimento organizzati da Barbara – come dimenticare quello sui tè di Ceylon tenuto da un ospite d’eccezione come Jane Pettigrew? – e partecipo alle degustazioni di Vivian e Lorenzo di Eastern Leaves.

Spessissimo organizzo tea session con gli amici tea lover, perché per me una parte fondamentale è proprio questa: fare “palestra”, continuare a bere e condividere!

Quali sono i tre libri sul tè che più di tutti ti ispirano?

  • Credo che per noi appassionati, la lettura de Il Canone del tè di Lu Yu sia imprescindibile e sempre di ispirazione.
  • Anche Lo Zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è molto interessante per come descrive questo rituale ricco di significato all’interno della società giapponese.
  • Dal punto di vista pratico invece, consulto spesso il World of Tea di Jane Pettigrew, che offre informazioni utilissime per conoscere tè e piantagioni di tutto il mondo – compresa quella nostrana di Guido Cattolica.

Parliamo di ispirazione su IG. Che profili segui?

Su Instagram adoro chi riesce a tradurre in immagini tutta la passione e la competenza che il tè riesce a ispirare. Tra i tanti profili che seguo posso citare Anna Mariani (@anna.mariani86) e il suo splendido blog The Tea Squirrel, sempre ricco di idee e spunti proposti con uno stile friendly e raffinato.

Poi c’è Rie Tulali e il suo profilo @teacurious, che bilancia l’estetica degli scatti con una solida competenza fatta di tasting e viaggi, oltre che una continua sperimentazione.

Infine Luca Campaniello (@luchayi) non solo è uno degli autori della rivista Fogli di tè (@foglidite) ma ha anche un profilo personale molto attivo e in ogni suo post emerge, oltre ad alla competenza e a un ottimo palato, la capacità di cogliere la storia, la bellezza e la delicatezza di queste magnifiche foglie.

I tuoi post, invece, spesso raccontano di come il tè ti accompagna anche nei viaggi. Qual è il tuo consiglio a chi viaggiando non vuole rinunciare a un buon tè?

Godersi un’infusione sulle rive del mare, su un prato o di fronte ad un panorama mozzafiato dona al tè un qualcosa di magico. In realtà è davvero semplice organizzare la propria teabag. Online o nella propria sala da tè di fiducia non è difficile trovare set da viaggio comodi e compatti.

Il mio è composto da una gaiwan, quattro coppette e una brocchetta. Si impilano tutti uno dentro all’altro, occupando così poco spazio nella loro custodia super resistente.

Per le lunghe trasferte ho un piccolo bollitore da viaggio ed un thermos con una buona tenuta della temperatura e un comodo becco a versare. Non serve che sia enorme, 500 ml può essere sufficiente per una buona serie di infusioni outdoor – anche perché bisogna immaginare di portarselo anche tutto il giorno in borsa! Un dettaglio fondamentale: gli elementi di plastica non devono rilasciare odori sgradevoli, più di una volta thermos scadenti hanno rovinato momenti magici e foglie di qualità.

Per trasportare il tè preparo delle monoporzioni di foglie in piccoli contenitori di latta. Infine, dato che i miei viaggi sono per lo più on-the-road in auto, nel bagagliaio ho sempre una coperta da stendere appena incontrerò un parco tranquillo o un angolino speciale, perfetto per un tè.

Ogni mattina, quando viaggio, preparo il thermos, scelgo la scatolina con il tè che mi farò in giornata e poi… via, verso una nuova avventura!

LEGGI ANCHE → Vacanze: ecco come mettere in valigia i tuoi tè preferiti

Hai avuto modo di visitare qualche Paese del tè?

Purtroppo non ho visitato molte piantagioni di tè e non ho ancora avuto l’opportunità di viaggiare in Asia. Sono rimasta incantata dall’Antica Chiusa, il primo giardino del tè in Italia (dal 1987, ha quasi la mia età!), a Sant’Andrea di Compito, a pochi km da Lucca.

Durante la Festa delle Camelie dello scorso marzo, ho conosciuto Guido Cattolica e il suo camelieto. Oltre che un botanico di livello internazionale, è una persona gentilissima, simpatica e alla mano. Sa come raccontare il tè dal punto di vista tecnico e professionale, arricchito da storie interessanti e aneddoti personali unici.

Da quel viaggio mi sono portata a casa una piccola Camelia e ho cercato di farla crescere in un angolo del mio giardino. Chissà se mi darà qualche piccola soddisfazione!

I tuoi 5 infusi preferiti?

Per lo più mi piace “inventare” io stessa gli infusi con ciò che ho in casa o in giardino, cercando di creare qualcosa di interessante dal punto di vista gustativo e, perché no, anche salutare. Ho un amore particolare per un semplicissimo infuso di erba Cedrina, ovvero la Verbena Odorosa, Aloysia citriodora, anche in questo caso un caro ricordo della mia prozia. Si tratta di una pianta perenne dalle foglie affusolate e ruvidine che odorano di agrumi.

Ho un’altra vecchia ricetta di famiglia, qui addirittura della bisnonna, rispolverata per in ottica #zerowaste, per non sprecare i limoni biologici: decotto di buccine con l’aggiunta di qualche foglia di salvia fresca, delizioso sia caldo d’inverno che fresco d’estate.

Chiara

Spesso preparo anche un decotto di zenzero, con l’aggiunta di succo di limone, appena prima di berlo. Al quarto posto ci sono poi le “tisane fantasia” create molto empiricamente mixando le piantine aromatiche del mio giardino. Ammetto che i risultati non sono sempre impeccabili, ma è divertente sperimentare, giocare con aromi e profumi. Rosmarino, salvia, timo e geranio odoroso (Geranium Macrorrhizum) ad esempio, regalano grandi soddisfazioni. Infine, poiché amo i sapori intensi e acidini, Karkadè!

E poi ci sono le tue meravigliose cartoline che dipingi a mano. Come nasce questa passione e come pensi si evolverà? Per me dovresti lanciarle su Etsy!

Le tue parole mi lusingano davvero! Adoro disegnare e trovo che, come il tè, sia una di quelle attività che permette di staccare da tutto, di concentrarsi sui gesti, sui pensieri e poi imprimerli su carta.

La cartolina per il blog di Prima Infusione. Grazie mille Chiara!

L’ispirazione nasce dall’emozione di un momento, da un’idea giocosa oppure da una situazione particolare che sto vivendo; altre volte vado cercando qualcosa di specifico per una persona o una ricorrenza.

Il gattino protagonista delle mie cartoline, un pigro e pasticcione teapet, si diverte con le mie teiere e con i colori del tè, mettendo in risalto la parte più dolce, leggera e luminosa di ogni situazione. A volte, mi invento anche qualche “ritrattino”… però non è ancora un business!

Comunque penso che l’acquerello esprima bene certe suggestioni, tra delicatezza e intensità, oltre che basarsi sullo stesso elemento naturale del tè, l’acqua. E spesso, quando dipingo, bevo: il momento è perfetto, ma devo fare attenzione in quale coppetta intingere il pennello!

Una celebrity con cui vorresti prendere una tazza di tè?

Ho molta simpatia per Daniel Pennac e la sua scrittura. La sua ironia, il suo acume, la sua fantasia, mi hanno accompagnata fin da piccola e ho sempre un suo libro sul comodino. Come spettatrice, l’ho già incontrato in un paio di presentazioni durante i suoi tour in Italia, ma se avessi l’occasione lo inviterei per una tazza e una “chiacchierata-fiume”, mentre gli preparo un tè marocchino alla menta, per ricreare le atmosfere di Belleville, teatro di tanti suoi romanzi, a cominciare dall’adorato ciclo dei Malaussene!

Il tè in ufficio: sì o no?

Assolutamente sì. Accanto al computer non manca mai un piccolo vassoio, una gaiwan e una tazzina. Ho contagiato anche mio marito, sempre al mio fianco in ogni teatime, e anche lui in ufficio ha ormai un piccolo teaset da scrivania. A scuola, la situazione è più complicata, non ho un angolo del tè fisso per cui mi accontento di un thermos preparato la mattina, ahimè! Non sono molti i tè che si prestano a questo tipo di conservazione senza degradarsi troppo, i miei preferiti sono principalmente Hojicha, Kukihoji oppure Oolong roasted, non troppo pregiati.

I miei studenti ormai conoscono questa mia abitudine e spesso chiedono di poter annusare il thermos, rimanendo sempre stupiti degli aromi che il tè può sprigionare!

Chiara

Sei tra quelle rare persone che sono immuni agli effetti della caffeina. E comunque… quante tazze al giorno?

Racconto spesso di quando partecipai a Milano ad una degustazione di matcha, che terminò verso le 18, dopo aver assaggiato ben sette tazze di vari gradi e produttori. Ebbi appena l’energia di percorrere il tragitto dalla sala da tè alla stazione, raggiungere il mio posto sul treno, sedermi e… subito crollai addormentata.

Il mio problema non è l’overdose da caffeina, bensì l’opposto: quando ho sonno, nulla mi tiene sveglia!

Chiara

Solitamente in una giornata bevo un’infusione occidentale di Kukicha, Genmaicha oppure Hojicha al mattino. Spesso anche una tazza di Matcha. Il thermos mentre lavoro, un gongfucha nel tardo pomeriggio e un altro dopo cena. Se invece partecipo ad una teasession con gli amici, potrei perdere il conto. Insomma, l’unico limite che mi si pone al numero di tazze di tè in un giorno… è il tempo da dedicare all’infusione!

Completa la frase: io bevo tè perché…    

…perché il tè nutre l’anima oltre che il corpo, perché il tè racconta storie ed emozioni, perché il tè è condivisione.

Chiara

La tua tea quote preferita? 

Durante l’ultimo Bologna Tea Festival, Jeff Fuchs ha detto qualcosa di incredibilmente semplice ma al contempo profondo e vero: “Tea is about people”.

LEGGI ANCHE → “Puer is a very simple tea” – Jeff Fuchs (Bologna Tea Festival)

Un augurio ai lettori del blog?

Bevete tanto tè, sperimentate sapori, profumi, foglie, metodi di infusione e materiali, giocate, divertitevi. Ma non tenete tutta questa meraviglia solo per voi, condividetela con chi amate e con chi amerete!

Grazie per la splendida chiacchierata, Chiara! 


Una domanda post-intervista

Come è cambiato il tuo mondo “teino” durante il lockdown? C’è qualcosa di questo periodo che vorresti portare anche nel “new normal”?

Sono stati giorni lenti e strani, e forse continueranno ad esserlo ancora per un po’. Lontani dalla “normalità” è nata una nuova routine.

Mi sono ritagliata nuovi spazi per godermi il tè, spazi sia fisici che temporali.

Chiara

Anche mio marito è a casa in smartworking così abbiamo inaugurato insieme la pausa di metà mattina: un dolcetto spesso accompagnato dal tè, ogni tanto anche caffè. Sicuramente meglio di fare la coda alle macchinette!

Un’altra bella abitudine è stata quella di iniziare ad usare sempre il teaware “quello bello”. Spesso abbiamo fretta e ci sembra quasi uno spreco utilizzare oggetti particolari, finisce che rimangono lì, inutilizzati. Invece no, devono vivere anche loro. Lo stesso per il tè, ho avuto occasione di attingere alle scorte, di togliermi qualche sfizio con foglie che rimandavo sempre, in attesa dell’occasione giusta. Eccola!

Ma in questi giorni è nata anche una bellissima abitudine, che desidero assolutamente trasportare oltre questo periodo di Red Zone. Ho tanti teafriends a Milano e Torino, e a volte non si ha un intero pomeriggio per vedersi, la sola strada ruba parecchio tempo. Invece, grazie a Skype o Zoom, si riesce a stare comunque insieme. Anche se non si tratta dello stesso tè, si beve, si chiacchiera, si sgranocchia qualcosa, si beve di nuovo… tutto molto “normal”.

La necessità di nuove distanze, guanti e mascherine, renderà necessario un pensiero globale su come bere tè insieme, su degustazioni e corsi.

Chiara

Le tante dirette Instagram a cui abbiamo partecipato ci dimostrano che l’online potrebbe essere una parziale, non perfetta, ma comunque interessante e comoda risposta. Risposta che amplia le nostre possibilità di essere presenti a più eventi, di conoscere più persone. Non può competere con quelle mattinate tutti insieme ad annusare il medesimo profumo, a scambiarsi idee su sentori e abbinamenti, tra momenti seri ed esplosioni di risate. Il web e i social media ci possono offrire però esperienze complementari, magari centrate sulle persone, sulla divulgazione o sulla formazione. In fondo il presupposto del tè è proprio quello di mettere le persone in connessione!


Alcuni link utili

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