L’esempio più lampante è il cucchiaino da tè. Nacque quando gli inglesi cominciarono ad aggiungere il latte al tè nella seconda metà del diciassettesimo secolo, e serviva a mescolare il latte, lo zucchero e il tè nella tazza. Era una posata da ricchi, ben distinta dalle stoviglie ordinarie. A prima vista sembra curioso che sia passato dall’atmosfera rarefatta dei tavolini dei nobili inglesi ai cassetti delle cucine di tutto il mondo. Gli utensili della cerimonia del tè giapponese – il mestolo e il frullino di bambù – non hanno avuto lo stesso successo, e nemmeno il resto dell’armamentario inglese, come le mollette per lo zucchero e i colini, che sono tuttora prerogativa delle persone (sempre meno numerose, a dire il vero) che amano fare una pausa per gustare un tè pomeridiano in una tazza di porcellana, con tanto di scones e di panna. Oggi si incontra raramente qualcuno abbastanza raffinato da usare le mollette, anche perché le zollette stesse sono passate di moda. I cucchiaini da tè, invece, si trovano ovunque.

Bee Wilson, In punta di forchetta – Storie di invenzione in cucina (2013)

Untrending: What Are The Health Benefits of Matcha, Really? (via The Swaddle)

“No one is saying don’t drink matcha, but a lot of scientists are saying there’s no clear understanding of how, if at all, green teas like matcha prevent aging and serious diseases like cancer through their antioxidant content. Until that is better known, make sure your matcha is from Japan, is drunk in moderation, and stays far away from your tiramisu.”

Matcha: cos’è e, soprattutto, cosa NON è?

Il matcha giapponese è come una sposa che il giorno del sì indossa qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di verde. Quello non giapponese invece, che per maggiore chiarezza qui chiamerò tè verde in polvere, è anch’esso una sposa carina. Porta con sé un mix di lucky charm apparentemente simile a quello del matcha ma, ad uno sguardo più attento, si scorgono le differenze. Vediamole insieme.

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