Chiara Resenterra, la DJ Nera. Foto di Jurga Po Alessi

Interview with the tealover: Chiara Resenterra, la DJ Nera

Ben ritrovati amici del tè. L’intervista di oggi è con una mia cara soul sister e cugina acquisita, Chiara Resenterra. Prof di giorno e DJ di notte, Chiara è una delle tealover più rock che io conosca. Rock, perché sa apprezzare un umile English Tea così come un sofisticato Gyokuro. Rock, perché anziché separare tra loro gli opposti – tè e caffè – li unisce, li adatta, li mixa a seconda dei momenti della giornata e degli stati d’animo. E se mai un giorno le capiterà di prendere quel after-dinner tea con Sting, alla battuta del cantante inglese “I don’t drink coffee, I take tea my dear”, sono sicura, risponderà con nonchalance e ironia alla Mick Jagger: “I have nasty habbits; I love them both”. 😉


Intervista

Raccontaci in poche parole chi sei e cosa fai nella vita.

Pedagogista, educatrice, professoressa… insomma, mi occupo di educare e supportare nei processi di crescita i ragazzi. Di giorno.

Nei fine settimana mi trasformo in DJ e cerco di educare musicalmente le persone. Ovviamente scherzo. Amo la musica e da una decina di anni ho trasformato questa passione anche in un secondo lavoro in diversi locali che offrono una proposta musicale rockeggiante!

Da quando sei nel club dei tealover?

Nel club dei tealover probabilmente lo sono un po’ da sempre, dato che ho smesso presto di fare colazione con il latte. Quindi il tè è stata la mia bevanda preferita a colazione per tutto il periodo della scuola. Poi è arrivato il caffè!

Tealover da quando Jurga è entrata nella nostra famiglia. Un ricordo? Un Natale, uno dei regali più belli: tè selezionato con due chawan stupende. Ho praticamente trascorso i giorni successivi ad invitare amiche per il tea-time.

Sono felice di sentirlo, grazie! Ricordi il tuo primo tè?

Il primo tè non lo ricordo, ma sicuramente è legato alla merenda o colazione della seconda infanzia: tè e biscotti.

E l’ultimo?

L’ultimo, una settimana fa. Una domenica di tardo pomeriggio appunto.

Diceva Oscar Wilde, in Il ritratto di Dorian Grey: “tea is the only simple pleasure left to us”*. Per te, invece, cosa rappresenta questa bevanda?

L’intimità con me stessa. Il momento dei pensieri, quando cerco uno spazio per vedere le cose da un’altra prospettiva e ho bisogno di calma, o di una buona amica in parte con cui confidarmi. Rappresenta l’inverno, la casa, le domeniche nel tardo pomeriggio quando il sole è già tramontato, e al posto dell’aperitivo, ho bisogno di prendermi cura di me stessa.

* Nella traduzione italiana la battuta della versione originale cambia completamente, ovvero: “O hai da obiettare qualcosa su questi piaceri semplici?”.

Tè orientali vs tè occidentali: tu quali scegli?

In realtà tutti e due: corrispondono a due momenti diversi e esigenze diverse della mia vita. I tè giapponesi sono stati una scoperta degli ultimi anni, quindi li associo ai momenti speciali. Alla cura e alla calma. I tè freddi occidentali, mi accompagnano invece anche nella “fretta” quotidiana estiva, quando devo recuperare energia e zuccheri dopo una serata. L’English Tea, invernale, mentre scrivo relazioni è un ottimo compagno!

Quindi i vari tipi di infusi hanno tutti una funzione nell’economia della mia salute fisica (e psichica), e mi sento di amarli allo stesso modo.

Cos’ha il tè che il caffè non ha? E viceversa.

Il caffè ha l’immediatezza e la velocità. Il tè la calma e la lentezza. Oltre all’acqua, sono le uniche due bevande analcoliche che bevo. E in un certo senso rappresentano anche due aspetti diversi della mia personalità.

Per il tè sono obbligata a fermarmi. Il caffè, mi basta un minuto al bar, o trenta secondi alla macchinetta… (anche quella di casa).

Parliamo delle letture sul tè.

Le letture più illuminanti le ho trovate nel blog primainfusione.com (sono di parte, lo so). Ma quando ho avuto la necessità di approfondire il tema per alcune ricerche che stavo facendo è stato un punto di riferimento. Soprattutto per quanto riguarda i tè orientali.

Libri specifici sul tè non ne ho letti.

Prendo le tue parole come un gran complimento, grazie! A proposito di libri, ho tra le mani un volume, recentissimo, dal titolo L’arte della tazza perfetta: scienza e pratica del tè. “Fare un buon tè è facile – dice la nota introduttiva, – fare un tè eccelso richiede qualche conoscenza in più”. La mia domanda è: ma se si insegnasse l’arte della tazza perfetta come materia scolastica?

Sarebbe interessante, veramente interessante, inserire nei curricola scolastici, già a partire dalla scuola elementare un’ora alla settimana di condivisione culturale. L’ora del pensiero.

In quest’ora ci potrebbe essere una specifica proprio sulla tazza perfetta, come sul biscotto perfetto, o la cura perfetta per un fiore o una pianta. Sarebbe un’esperienza concreta che dà ai ragazzi il tempo di agganciarsi alla realtà con lentezza e apertura verso altre culture.

Invece, per quanto riguarda il settore alberghiero (dove insegno) potrebbe essere veramente oggetto di formazione e quindi corso specifico che preveda anche una valutazione finale, se non un vero e proprio progetto di alternanza scuola-lavoro. Credo che potrebbe essere davvero interessante, come già lo si fa per il vino, ad esempio.

Cosa pensi, invece, della professione di tea sommelier?

Se un lavoro permette ad una persona di realizzare sé stessa, di fare del suo “Hobby” un lavoro (come è successo a me per la didattica e la musica), allora quella professione ha diritto e dovere di esistere. È utile per la persona che lo fa, e, di conseguenza, diventa utile per la società che la circonda.

Le caratteristiche: passione e conoscenza specifica, genialità nel progettare, nell’inventare qualcosa a cui nessun altro ha ancora pensato, forza, per espandere, condividere, qualcosa che può essere utile anche agli altri.

I tuoi tea-things indispensabili?

La teiera rossa che acquistai dopo il Natale di cui ho parlato prima. E il set per il tè regalo di quel Natale!

La colonna sonora per il tuo tea-time?

Sting e i Police, il grunge dei Pearl Jam, le sonorità anni ‘80/’90, New Wave dei Tears for Fears, Depeche Mode, Soft Cell, New Order…

Con quale (quali) di questi personaggi vorresti prendere un afternoon tea?

Si può optare anche per un dinner tea? O meglio ancora un after-dinner tea? Perché con Sting io lo farei! L’afternoon tea in questo momento credo che mi piacerebbe con qualche scrittore… Se non avessi il problema che il mio inglese è pessimo! Ma il miglior afternoon tea resta quello con le mie Soul Sisters, non potrei desiderare di meglio!

Hai qualche consiglio per i nostri lettori tealover?

Di sperimentare nuovi tè, di trovare il tempo per fermarsi ad assaggiare e gustare, di lasciarsi trasportare dalle sensazioni emotive che si creano nel momento in cui assapori e condividi la tazza perfetta.

Grazie di cuore, cara Chiara!


Link utili tratti dall’intervista

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