L’esempio più lampante è il cucchiaino da tè. Nacque quando gli inglesi cominciarono ad aggiungere il latte al tè nella seconda metà del diciassettesimo secolo, e serviva a mescolare il latte, lo zucchero e il tè nella tazza. Era una posata da ricchi, ben distinta dalle stoviglie ordinarie. A prima vista sembra curioso che sia passato dall’atmosfera rarefatta dei tavolini dei nobili inglesi ai cassetti delle cucine di tutto il mondo. Gli utensili della cerimonia del tè giapponese – il mestolo e il frullino di bambù – non hanno avuto lo stesso successo, e nemmeno il resto dell’armamentario inglese, come le mollette per lo zucchero e i colini, che sono tuttora prerogativa delle persone (sempre meno numerose, a dire il vero) che amano fare una pausa per gustare un tè pomeridiano in una tazza di porcellana, con tanto di scones e di panna. Oggi si incontra raramente qualcuno abbastanza raffinato da usare le mollette, anche perché le zollette stesse sono passate di moda. I cucchiaini da tè, invece, si trovano ovunque.

Bee Wilson, In punta di forchetta – Storie di invenzione in cucina (2013)

Un nome, mille culture: viaggio nelle stanze del tè in giro per il mondo (via repubblica.it)

“Un pellegrinaggio, quello lungo le strade di questa bevanda, che Catherine Bourzat e Laurence Mouton, giornaliste autrici di Viaggio alle Sorgenti del tè (Guido Tommasi editore, 519 pp, 35 euro), hanno portato avanti per ben tre anni, provando a raccontare, in un libro-reportage, tutto ciò che c’è da sapere sulla “seconda bevanda più consumata dopo l’acqua”, comune eppure “un prodotto mitico” che “resiste inesorabilmente al tentativo di definizione”.”

Habitual tea drinkers begin to feel restless if they do not get their cup at the usual time. In my opinion, the usefulness of tea, if any, consists in the fact that it supplies a warm sweet drink which contains some milk. The same purpose may well be served by taking boiled hot water mixed with a little milk and sugar. Mahatma Gandhi in “A Key to Health”

The British like a strong cup of tea with a liberal splash of milk; the Dutch a mild cup; the East Frisians add cream; on the subcontinent they cook their tea in milk; the Afghans like green tea but the Pakistanis black; the deep south of America drinks it iced; the Burmese eat is as a salad; the Tibetans mix it with butter… the list goes on. The only consistency is the bush that started it all: Camellia sinensis.
Will Battle, The World Tea Encyclopaedia

Tea on TV: fare colpo su un tealover italiano (puntata 2)

Ritrovare il tè sul grande schermo è sempre una gran emozione per un tealover. Se poi è vero che un’immagine vale più di mille parole, immaginate un minuto di un film!

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Misurare la temperatura dell’acqua senza termometro? È facile

Riscaldare l’acqua alla temperatura giusta è uno dei primi passi per preparare una buona tazza di tè. I verdi giapponesi, ad esempio, amano temperature più basse (50-70 °C), mentre gli oolong, i rossi cinesi, i neri indiani ecc. si preparano con l’acqua più calda… Come si fa, dunque, a capire se l’acqua nel pentolino è a 70 °C piuttosto che a 85 °C senza un termometro? Ascoltando e osservando ciò che ci dice… l’acqua. Si chiama il metodo a vista ed è una tecnica che risale ai remoti tempi degli antichi letterati cinesi.

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